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Olio di palma nell’industria alimentare: perché compare ancora ovunque

📅 30 Agosto 2026✍️ di Cecilia Mascetti⏱️ 5 min di lettura

L’olio di palma è ancora presente in quasi tre prodotti su quattro che troviamo sugli scaffali del supermercato. Sapevo già questo numero da tempo, ma è stato durante una consulenza con una mamma che mi è capitato di recente di rendermene davvero conto. Lei stava cercando di migliorare l’alimentazione della sua famiglia, leggeva ogni etichetta, eliminava uno per uno gli ingredienti “cattivi”, eppure rimaneva sempre frustrata dal trovare olio di palma ovunque. Biscotti, merendine, cioccolate spalmabili, gelati, salse pronte: dappertutto. La domanda che mi ha fatto è quella che ricevo più spesso: se è così diffuso, forse non è davvero pericoloso?

La risposta è più sfumata di quello che sembra. L’industria alimentare continua a usare olio di palma non perché non abbia scelta, ma perché è conveniente. Economicamente e tecnicamente. E finché i consumatori non comprendono il perché, difficilmente potranno fare scelte diverse.

Perché l’industria lo preferisce ancora

L’olio di palma è un grasso vegetale che rimane semiliquido a temperatura ambiente. Questa caratteristica lo rende perfetto per la produzione su larga scala: costi di produzione e trasporto ridotti, stabilità durante la conservazione, tempi di scadenza lunghi. Per un’azienda alimentare è oro.

La palma viene coltivata prevalentemente in Malesia e Indonesia, dove il costo della manodopera è inferiore e il terreno abbondante. Una volta raffinato e idrogenato, l’olio di palma diventa un ingrediente versatile: entra nella composizione di creme, grassi per fritture, burri vegetali per la pasticceria. Non ha odore pungente, non altera il sapore dei prodotti finiti, e soprattutto costa meno della maggior parte delle alternative.

Se fossi al posto di un direttore di produzione, comprerei olio di palma. È il motivo logico per cui è ancora ovunque, nonostante decenni di discussioni sui danni ambientali e sulla salute.

La questione della salute che rimane aperta

Qui entra in gioco quella che chiamo “confusione scientifica orchestrata”. Studi finanziati dalla Palm Oil Refining Group affermano che l’olio di palma non è peggiore di altri grassi saturi. Studi indipendenti, invece, collegano il suo consumo abituale a infiammazione cronica e squilibri nel metabolismo dei lipidi.

La verità è che l’olio di palma contiene circa il 50% di grassi saturi. Se lo metti in prospettiva di quello che mangiamo realmente ogni giorno, scopri che molti di noi ne assumono quantità significative senza nemmeno accorgersene. Non è il singolo biscotto il problema: è l’effetto cumulativo di averne uno o due ogni mattina, più una merendina nel pomeriggio, più una crema spalmabile a cena.

Io consiglio sempre ai miei clienti di imparare a leggere le etichette in modo strategico. Non è necessario eliminare tutto immediatamente: basta scegliere consapevolmente. Un prodotto con olio di palma ogni tanto, se lo ami davvero, è una scelta ammissibile. Ma se lo mangi per abitudine senza nemmeno accorgersi, quello è un errore che puoi correggere subito.

Un’altra prospettiva riguarda i diversi tipi di grassi e come il nostro corpo li processa: non tutti gli oli vegetali hanno lo stesso effetto sul colesterolo e sui marcatori infiammatori.

Le alternative esistono, ma hanno i loro costi

L’industria alimentare conosce perfettamente le alternative: olio di girasole, di cocco, di semi di lino, burro di cacao. Perché non li usa in modo massiccio? Il costo. Un barattolo di crema spalmabile con burro di cacao e olio di girasole costerebbe il doppio. E sappiamo come funziona il mercato: il prezzo basso vince quasi sempre sulla salute.

Quello che non ti dicono è che alcune aziende hanno iniziato a cambiare. Ci sono brand che hanno eliminato l’olio di palma dalle loro ricette e hanno comunicato questa scelta come un valore aggiunto. Il risultato? Prodotti più cari, ma con una clientela più fedele e consapevole. Non è il modello industriale principale, ma esiste.

Quando scelgo prodotti per i miei atleti in passato e per i miei consulenti oggi, cerco quelli dove il produttore ha scelto deliberatamente un’altra strada. Costa più attenzione, non più soldi di quanto immagini.

Una strategia pratica per ridurre il consumo

Non dico di diventare paranoici leggendo ogni etichetta. Dico di usare la testa in modo strategico. Ci sono tre categorie di prodotti dove l’olio di palma è particolarmente invadente: biscotti e merendine confezionate, creme spalmabili e gelati industriali. Se inizi a sostituire questi tre con alternative consapevoli, stai già eliminando la gran parte del tuo consumo quotidiano.

Un consiglio che applico personalmente: le merendine le compro raramente. Quando mi capita di avere voglia di uno snack dolce, preparo da sé mix di noci, uvetta e un quadratino di cioccolato fondente. Impiega tre minuti e costa meno. Per le creme spalmabili, sceglie tahina o crema di arachidi pura.

La cosa interessante è che una volta che inizia a fare questi scambi, inizi a notare quanto siano riusciti i sapori naturali senza tutto quel grasso raffinato. Non è una privazione, è una riprogrammazione del palato.

L’olio di palma rimane dovunque perché il sistema alimentare industriale premia il profitto sulla salute. Ma questo non vuol dire che devi partecipare attivamente a quel sistema. Ogni volta che scegli un prodotto con un’etichetta diversa, comunichi al mercato che sei disposto a pagare per una qualità diversa. Nel tempo, il mercato risponde. Le Preferenze del consumatore cambiano lentamente, ma cambiano.

Conosci bene il valore di fare scelte consapevoli se hai mai praticato uno sport a livello serio. Lo stesso principio vale per l’alimentazione quotidiana: piccole decisioni ripetute nel tempo generano risultati grandi. Se vuoi scoprire come massimizzare anche altri aspetti della tua nutrizione, considera di approfondire il ruolo delle proteine vegetali nella tua alimentazione come strumento per migliorare il tuo assetto nutrizionale complessivo.

Cecilia Mascetti

Con un passato nell'atletica leggera, Cecilia Mascetti si è avvicinata all'alimentazione funzionale per migliorare le sue prestazioni. Oggi si occupa di divulgare strategie semplici per integrare cibi nutrienti nella routine quotidiana di chi ha poco tempo ma tiene alla forma.

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